La sposa, e la punizione dell’incapace

Mano a mano che le notizie bomba di questa estate piena di vita stanno diventando pubbliche, posso finalmente raccontare tutto il vissuto che rotola al seguito.
Mia sorella – la mia unica sorella – si sposa, che di per sé è già sconvolgente.
Un po’ perché è la sorella minore, classe 1983, e questo atavicamente rappresenta un disonore per la primogenita non maritata e una piaga per la famiglia che custodisce in seno la femmina zitella.Un po’ perché mia sorella è rock, e mai più ci si saremmo aspettati la resa all’abito bianco e al quartetto d’archi, con tutta la felicità inaspettata al seguito (cioè: un conto è sposarsi, un conto è essere entusiasti di sposarsi).
Nel vortice dei preparativi che precedono il lieto evento – datato 18 dicembre (almeno questo è rock) – ovviamente la ricerca dell’abito rappresenta il momento cruciale, in alcuni casi il motivo principale per cui si sceglie il matrimonio in chiesa: il desiderio di sentirsi principesse e regine, almeno per un giorno.

 

Elie Saab, Rosa Clarà, Lacroix

Più o meno consciamente, la donna ricerca la sua incoronazione, la cornice che la consacri regina del focolare, femmina degna e prescelta, glorificata dalla cricca degli altari e dalle schiere parentali con il sacro sigillo della risposta sociale esatta e consona.
E questo generalmente gli atelier lo sanno, e dedicano alla futura sposa tutte le attenzioni che si merita, intonate alle sue aspettative principesche e festose.

Elie Saab

Purtroppo capita però di inciampare in gente che – nonostante decenni di onorata e inspiegabile carriera – non sa affatto fare il suo lavoro.
A noi è accaduto di entrare in un atelier di provincia, accolti con aria di sufficienza dalla proprietaria agghindata: sessant’anni almeno, capelli biondi e fluenti, mollettine di Swarovski infilate tra i boccoli, una ninfetta fuori tempo massimo con l’aria della tenutaria snob. Indisponente come una gazza ladra (di quelle che rubano l’immondizia e te la lasciano sparpagliata in giardino), empatica come una colonna di marmo, indolente, fiacca e fuori luogo, nonostante il fiorire degli affari – perché in provincia si sa, ci si sposta poco – non aveva probabilmente la più pallida idea di aver davanti una sposa, e quindi una principessa alla ricerca di piacere, attenzioni, riverenze e di tutto il cerimoniale necessario in questi casi.

Lagerfeld

Mollarla in tre minuti netti, con i suoi vestiti incartati appesi alle spalle e la sua collaboratrice vestita da operaia cinese (tanto per distinguere chi detiene il capitale e chi è incaricato della manodopera) è stato un piacere grezzo e corposo.
Giusto il tempo di cambiare destinazione sul Tom-Tom e precipitarsi in Via Montenapoleone, per dichiarare al mondo che con le spose non si scherza: le protagoniste sono loro e gli altri devono adoperarsi per procurare loro gioia e renderle gaudenti.
Lezione del giorno: fanculizzare sempre gli incapaci, soprattutto quando si danno delle arie. Ancora di più se siete voi a pagare.


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2 thoughts on “La sposa, e la punizione dell’incapace

  1. “Fanculizzare sempre gli incapaci, soprattutto quando si danno delle arie. Ancora di più se siete voi a pagare.”

    Sottoscrivo e approvo. Dovremmo ricordarci più spesso lamentarsi dopo aver fatto una cazzata non risolve il problema. Evitare di fare acquisti da personaggi del genere è un’ottima soluzione.

    P.S.: ho dato un’occhiata al tuo blog, e non mi è dispiaciuto. Forse un po’ forti le immagini, ma nel complesso è meglio così.
    Brava!!!

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