Io sono meglio di te

È una sindrome strana quella del voler a tutti i costi primeggiare: non importa se nel bene o nel male, l’importante è essere in testa. La malattia del primato affligge sia gli uomini che le donne, ed è tanto incontrollabile da parte di chi ne soffre, tanto ridicola per chi ne è spettatore.In base al livello di intelligente decenza o pietoso controllo con i quali si filtrano le cazzate, c’è chi riesce anche un po’ a trattenersi: di fronte magari alla notizia di un omicidio, il malato di primato riesce a dire “anche io ho rischiato di essere ucciso in più occasioni” e non l’improbabile: “sono stato ripetutamente ammazzato”.
Qualsiasi esperienza voi abbiate provato, lui l’ha fatta più grossa, più intensa, più colorata, più wow. Qualsiasi malattia abbiate avuto, lui ha rischiato di morirne. Qualsiasi paese abbiate visitato, lui lo conosce come le sue tasche (o lo schifa da morire nel caso debba ammettere – per ovvi motivi – di non esserci mai stato).
Normalmente il malato di primato sfiora i livelli più bassi dello sbugiardamento quando circoscrive eccessivamente le sue imprese: tipo “anch’io ho rischiato di essere violentata più volte mentre ero ricoverata in un ospedale da campo in Asia Centrale” oppure “ho sorvolato la Cecenia col pallone aerostatico durante la guerra”.
Non c’è situazione che non abbia vissuto, né impresa che non abbia portato a termine e per la quale non riesca a condividere uno stato d’animo.
Tendenzialmente frutto della sindrome adolescenziale dello sfigato, quello che non si cagava nessuno e che magari veniva anche abbondantemente preso per il culo, il malato di primato ha trasformato la carenza di attenzioni e la sofferenza dell’invisibilità nell’ipertrofia delle palle, nel travisamento dei toni (prendendo tutto come una sfida o una prevaricazione), nel protagonismo spropositato.
Quando possibile, è meglio evitare il malato di primato: ogni singola cosa che voi facciate o diciate può essere spunto e pretesto per scatenare una filippica inenarrabile di vicissitudini e lamenti. Ma quando la convivenza è forzata (per esempio, sul posto di lavoro o in famiglia) e lui riesce a mettervi sotto assedio, il modo migliore per fargliela pagare è quello di schiacciarlo sadicamente dove lui non può arrivare: e c’è sempre un punto in cui lui non arriva. Umiliatelo, se potete: non è che siamo qui sulla terra per espiare i debiti degli altri. Che ci abbiamo già i nostri, e n’avanzano.

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