Il GayPride di Sucate

Con la notizia che anche a New York il matrimonio gay ha avuto il via libera, oggi non si poteva non andare al Pride di Milano. Certo, a ruota dell’Europride di Roma qui c’era il rischio di sembrare i fratelli poveri della capitale, ma dopo un inizio titubante anche Milano è esplosa di colori, musica e sorrisi sfacciati. C’era un’energia bellissima, quelle delle cose che si tengono in cova nell’incubatrice e poi si lasciano esplodere nella creazione esibita, plateale, spudorata.
Il Pride non è la festa di un colore, ma la festa di tutti i colori. È l’eucarestia della diversità, per la difesa dei diritti di ogni persona in quanto essere umano, amante e senziente.
Un pel punteruolo nelle chiappe dell’Italia dei Giovanardi, la stessa Italia che è il primo mercato europeo per la prostituzione transessuale ma che marcisce nell’ipocrisia dei Family Day.
Un disordine che danza, un sorriso che non si riesce a reprimere, una lotta asimmetrica ma intonata.
E per un giorno Milano è stata davvero #Sucate.

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