Delle donne.

La madonna del latte, di Christian Zucconi

In Italia il 13 febbraio 2011 è successo qualcosa di storico: un milione di donne sono scese in piazza per dire che ne avevano le palle piene. Un evento rivoluzionario per un popolo femminile abituato a sopportare e a tirare avanti, lamentandosi al massimo di fronte alla macchinetta del caffè dell’ufficio.

La buona notizia è che forse tutto non è finito quel 13 febbraio: il 9 e il 10 luglio infatti il Comitato “ Se non ora quando” si riunirà a Siena per una due-giorni di dibattito e incontro dedicata alla condizione delle donne nel paese più maschilista d’Europa.Purtroppo il caldo mi rende inabile e, con un rammarico pesante come un macigno, devo personalmente rinunciare ad esserci. Ma, in attesa di sapere cosa uscirà dal complesso di Santa Maria della Scala (sperando che sia una rete femminile nazionale forte e attiva), ho due libri da consigliarvi.
Da consigliarvi CALDAMENTE: perché sono un punto di partenza fondamentale per qualsiasi tipo di dibattito.
Prima di tutto l’ultimo libro di Michela MurgiaAve Mary”, in cui la Murgia (tra le altre cose, socia onoraria del Coordinamento Teologhe Italiane) non dice niente di rivoluzionario, ma offre una panoramica completa e un’analisi intelligente di come la Chiesa abbia fatto di tutto per creare, nell’immaginario collettivo, un’idea della donna strumentalizzata e manipolabile, legittimandone spiritualmente la sottomissione.
Sposa e madre, custode del focolare, ammortizzatore sociale, consolatrice e assistente, la Chiesa ha voluto dare alla donna il diritto di esistere e di manifestarsi solo attraverso l’accudimento degli altri: una figura fondamentale, ma di servizio, puramente funzionale. Tutto questo è stato possibile principalmente grazie alla manipolazione archetipica della figura di Maria, trasformata da donna sovversiva, rivoluzionaria e coraggiosa in madre mansueta, docile e obbediente, possibilmente muta, attraverso liturgie, arte, raffigurazioni e dogmi mariani assunti contro ogni evidenza biblica.
La donna-santuario resta un mistero davanti al quale ci si inginocchia o si bestemmia
Da non dimenticare, poi, il primo studio italiano sulla violenza alle donne realizzato dall’Istat nel 2007, secondi il quale 4 donne su 10 subiscono ogni anno violenza fisica o sessuale, e che solo il 18% delle vittime ritiene che le violenze tra le mura domestiche sia reato. Il problema, evidentemente, va risolto prima di tutto dentro di noi.

Il secondo libro che vi consiglio è “Ma le donne no”, di Caterina Soffici, che analizza in modo straordinario l’aspetto laico, culturale, politico e legislativo della condizione femminile italiana, spesso messo in confronto con altre realtà europee: ragazze, ne usciamo a pezzi.
Persino in Rwanda le donne sono meglio rappresentate che da noi, con il 48% delle loro parlamentari.
In Italia, ultima in molte graduatorie europee sui diritti, gli uomini hanno a disposizione 81 minuti in più ogni giorno per il proprio tempo libero: questo significa che nell’arco di un anno le donne italiane lavorano due mesi in più rispetto agli uomini. 14 mesi in 12.
A riassumere perfettamente il pensiero maschile imperante, più o meno dichiarato, ci pensò Giuseppe Gianni dell’Udc di Siracusa, che in merito alla discussione parlamentare sulle quote rosa il 12 ottobre 2005 disse: “Queste non ci devono scassare la minchia”.
Ma questo è niente, ancora niente. Leggere l’analisi della Soffici e gli aneddoti che recupera in giro per il mondo è un’esperienza amara come la cicuta. Il libro termina con alcune proposte e molte riflessioni su quote rosa, part-time, comunicazione sessista e pene per i reati sessuali.
Senza dimenticare che:

  • era il 1963 quando fu abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici
  • era il 1968 quando l’adulterio non venne più considerato reato (per le donne era prevista la carcerazione fino a due anni, mentre gli uomini erano puniti solo se la relazione extra-coniugale era conosciuta da un certo numero di persone e andava quindi ad offendere la morale….)
  • il delitto d’onore in Italia è stato abolito solo nel 1981
  • solo nel 1996 lo stupro è diventato un delitto contro la persona e non più contro la morale
  • fino a 35 anni fa le donne dovevano ancora chiedere il permesso al marito per lavorare fuori casa

Tutto questo per dire che le donne italiane hanno un bisogno assoluto di SIENA: dopo il ’68 ci siamo addormentate, abbiamo dimenticato le battaglie che stavamo combattendo, e abbiamo abbassato la testa, diventando il fanalino di coda d’Europa per il welfare, per la parità e per come usciamo peste dalla comunicazione, dalla pubblicità e dalle propagande.
Continuiamo a rimanere sole e non facciamo nulla: non sarebbe ora di finirla?

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