VFNO, le vetrine e i poveracci

LANA SUTRA - A project by Fabrica (per Benetton)

Dopo un agosto passato a languire sotto l’aria condizionata, settembre mi accoglie con una rinascita godereccia di cui voglio perdermi ben poco.
Così mi sono fatta un giro anche alla VFNO, e per il terzo anno consecutivo mi sono consumata le suole per le vie di Milano, sulle scale dei negozi e in coda sui marciapiedi.
Qualità della manifestazione in decisa regressione, soprattutto perché quest’anno la VFNO ha perso l’occasione di intonarsi al contesto, tradendo definitivamente la propria missione: aprire la città e avvicinare i cittadini comuni al mondo della moda.
I cartellini vertiginosi e i prezzi eccessivi delle limited edition (per non parlare della qualità), separano sempre clamorosamente il mondo in due gruppi: quelli che possono e quelli che non possono (e che semplicemente vengono invitati per essere ingolositi ulteriormente dal mondo che non potranno mai nemmeno sfiorare).
È un ribadire un’èlite, e in questa fase storica non è certo di buon gusto: fa tanto Lapo che blocca il traffico di Milano per 30 minuti con il suo SUV, perché lui può. È quella sbruffoneria esibita, senza reali aperture alla gente e alla città.
Per fortuna che qualcuno si è degnato di scomodare l’arte, vien da dire.

da Swatch

La verità, questa sera, è stata ripetutamente sulla bocca di mia sorella, che girava con me per queste strade piene di gente in unitile delirio:

C’è gente che comunque ci crede davvero un sacco
(di fronte alle molte, troppe ragazze vestite come per una serata di gala che percorrevano a falcate da leonesse la passerella di Corso Vittorio Emanuele: passo deciso, testa alta, braccio rigido piegato a L con una borsa appesa sopra, colpo d’anca quando si fermavano a fumare, camminata bang-bang per meritare sguardi e scatti)

E io che pensavo che Salmoiraghi & Viganò fosse una ditta seria
(di fronte alla vetrina tamarrissima di gente esposta e gasatissima)

Salmoiraghi&Viganò - in vetrina

Comunque qui in mezzo le ricche vere le vedi lontano un miglio
(all’interno della boutique di Valentino, piena di gente che beveva succhi d’arancia gratis e si atteggiava come se avesse in mano un bicchiere di oro colato, agghindata come un pavone al dì di festa e tutta gonfia di presunta bellezza)

La cosa agghiacciante è che, con tutto quello che sta succedendo a questo paese, le piazze si riempiono soprattutto per fare una foto davanti a una vetrina.

Max Mara

Valentino

a fine serata era tutto storto, piedi compresi

Max Mara bride

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7 thoughts on “VFNO, le vetrine e i poveracci

  1. oh cavolo quanto mi piace questo post! tornando ieri a casa io avevo pensieri di distruzione, distruzione di massa. il massimo è stato vedere una tizia che si faceva fare la foto davanti alla vetrina Hogan.

  2. Pingback: VFNO, le vetrine e i poveracci a Milano | BABAJI

  3. Cara Elena, apprezzo il fatto che tu stia denunciando una situazione politica/economica del nostro paese piuttosto tragica e che questi eventi mal si accoppiano con questa realtà. Quello che credo è che lo spirito con cui vi si partecipa è a nostra libera scelta. Possiamo camminare per le vie di Milano come se stessimo alla sagra della porchetta, nessuno ce lo impedisce. La VFNO non mi ha fatto sentire più povera e non mi ha ricordato che ho un mutuo di 25 anni (per quello ci pensa la banca ogni mese) mandandomi in depressione irreversibile. Di sicuro però mi ha ricordato che se voglio sopravvivere non dovrò più indossare le mie zeppe da 35 euro comprate nell’outlet dietro casa!

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