A parte il fatto che
Report
trasmesso la domenica sera dovrebbe essere illegale, perché poi una si ritrova ad affrontare la settimana con l’anima decorata a lutto. Ma a prescindere dalle ondate di indignazione estemporanea che seguono le grandi notizie sulle fetenzie del nostro paese, il disgusto costante si sta marmorizzando nelle mie interiora: come si fa a continuare a vivere qui?
Me lo domando con la retorica dei codardi.
Non mi sto riferendo, badate bene, allo shopping edile del nostro premier – che tanto quello si sa che è disonesto fin nel prepuzio e pace all’anima sua: morirà ricco, ma prima o poi morirà e tutto quel botox gli sarà servito a poco.
Quello che mi preoccupa
è lo schifo
generalizzato del nostro paese, dove secoli di storia e di disastri socio-economici non hanno debellato la cancrena del nepotismo, il vizio del clientelarismo, la piaga della corruzione, lo spirito mafioso, i culi strabordanti per occupare più poltrone possibili, l’intoccabilità dei dogi, la putrefazione del potere.
Più vicini ai paesi del terzo mondo che all’occidente di cui facciamo parte.
Cos’è che è andato storto nella nostra evoluzione civile?
Di fatto, dico la verità, la cifra della mia indignazione è cambiata il giorno in cui ho letto i criteri di selezione del team di Obama, e più in dettaglio le domande del questionario d’ingresso dei candidati.
Non perché io guardi ad
Obama
come ad un esempio ineguagliabile di rettitudine politica, ma perché questo dovrebbe essere il
MINIMO SINDACABILE
per entrare in politica, di qualsiasi livello di politica stiamo parlando. Segretari, autisti e portaborse inclusi.