Il richiamo d’Oriente

E’ già da qualche anno che il desiderio d’oriente mi strazia, soprattutto perché è una passione quasi onnivora: mi affascina il medio così come l’estremo mi incuriosisce.
Il vicino ha bussato alla mia porta da poco, e lo ha fatto principalmente attraverso l’economia, il lavoro e la letteratura: l’Est Europa ha lanciato un grido a casa Torresani. Continua a leggere

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“Le serve la fattura?!” (ovvero: la scontistica dei disonesti)

Ieri ho avuto il mio primo appuntamento con l’igienista dentale, questa figura professionale che è salita alla ribalta con lo scandalo di Ruby Rubacuori e il nostro infoiatissimo premier.
A parte la figaggine dell’igienista in questione – che pare uscito direttamente da Beverly Hills 90210 ma questo meriterebbe un post a parte – attendevo mansueta il mio turno leggendo Stefano Benni, e ascoltando di striscio le conversazioni al desk d’accoglienza (e riscossione): “Signora, il totale farebbe 780, con lo sconto sono 650”. Continua a leggere

Tutta una questione di ritmo.

Ultimamente il tormentone è quello del ritmo. Perché Fazio e Saviano sono lenti: rompono il ritmo sincopato della TV e vengono accusati di essere soporiferi.
Siamo noi che non sappiamo più ascoltare e siamo diventati spettatori affetti da eiaculazione precoce, oppure la critica è oggettiva e plausibile?
Ogni cosa ha il suo ritmo, e questo è pacifico. Un ritmo che, se esistono due interlocutori, deve essere il più possibile sincrono: ce lo insegna il sesso, ce lo insegnano tutti i nostri orgasmi mancati. Continua a leggere

Ero leghista (ovvero: i calori della gioventù)

Ero giovane, immortale e tutta carica di ormoni e impellenze bianche e nere. Avevo le mani piene di verità e convinzioni inespugnabili. Ed ero leghista.
Perché essere leghisti vuol dire soprattutto esserne convinti.
Venivo dalla realtà operaia delle nebbie, cresciuta con due genitori che lavoravano 60 ore a settimana ciascuno: l’idea che potesse esserci un movimento politico fatto di persone semplici, vere, determinate a combattere la “Roma Ladrona” sembrava una buona soluzione all’emorragia di denaro che arrivava nella capitale e magicamente scompariva. Sembrava persino bella, e giusta, la voce che si alzava dalla pianura contro le genti inoperose del sud (perché è dimostrato che più ci si avvicina all’equatore e più la percentuale di fancazzisti e furbastri inspiegabilmente aumenta: sarà la bio-fisica del calore? Verità che, allora, parevano inespugnabili). Continua a leggere

Quando il gioco si fa duro

Ci sono dei periodi in cui le cose vanno lisce come l’olio. Altri invece dove non vanno nemmeno a spruzzarci sopra crema di burro e sputo.
Al verificarsi del secondo caso, generalmente io cerco di interpretare i segni: il destino ce ne lascia talmente tanti lungo il percorso che trascurarli sarebbe come ragliare al vento, in attesa della prevedibile disfatta.
Capita però che anche i segni, talvolta, ti prendano per il culo, e allora sei senza riparo: mica che le cose siano troppo facili (pensiamo al povero Vincent, che se avesse dato retta ai “segni” avrebbe dipinto giusto un paio di quadri e per il resto si sarebbe impegnato semplicemente a tagliuzzare orecchie). Continua a leggere

Serafino Tutta Mazza (ovvero, le disavventure della maternità)

Erano due o tre anni che si parlava di questa bambina: quando lei non era ancora nemmeno embrione e navigava felice nell’interregno tra una vita e l’altra, qui si organizzava la sua cameretta verde oliva prima ancora che gli accoppiamenti mirati venissero messi in pratica.
Con un padre marinaio e una madre Presidentessa della Paramount Picture, ci si aspettavano grandi cose da Maddalena (c’aveva già un nome importante, da bellissima peccatrice). Continua a leggere

Come vi vedete è come siete? Resoconto di una donna distrutta dalla propria immagine mancata.

Chi ha visto “Quattro bassotti per un danese” della Walt Disney, sa di cosa parlo quando dico che non tutti abbiamo la giusta immagine di noi stessi. Senza entrare in un discorso psicologico affascinante e complesso come quello dell’elaborazione della propria immagine (e di quanto questo condizioni la nostra vita), basti ricordare il buon vecchio Brutus che, cresciuto con quattro bassotti, non si rendeva conto di essere un fiero e meraviglioso esemplare di danese.
Da giovane, io ero l’esatto opposto di Brutus: avevo le fattezze di un topo, ma mi atteggiavo flessuosa come una giraffa. Continua a leggere

Al mio Sindaco.

Me lo ricordo anni fa, con l’occhialino da intellettuale, i modi schivi e la militanza che ardeva sotto quel pallore da catacomba: da affissore notturno seriale di manifesti propagandistici, oggi me lo trovo Primo Cittadino in un battito di ciglia, con un piglio tutto nuovo.
Lo sguardo ora somiglia a quello di un roditore, e il fare ricorda quello di alcuni personaggi dei romanzi di Charles Dickens, che studiano con sotterfugio quello che hanno intorno calcolando esclusivamente quanto potrà fruttare.
Una bella evoluzione, tutto sommato. Continua a leggere

Vorrei ma non posso (ovvero, quel giorno che da Max Mara mi si infranse il cuore)

Entrando da Max Mara e chiedendo l’aiuto di una commessa, ero partita convinta e consapevole.
“Devo vestirmi per un matrimonio, ma ho diversi problemi”, ho sussurrato alla commessa.
Lei si è avvicinata con fare cospiratorio, tutta orecchie.
“Primo: sono sovrappeso. Secondo: ho il culo grosso, le gambe orribili, la pancia gonfia e le spalle spioventi. Terzo: sarò testimone insieme ad una strafiga bionda di dieci anni più giovane e venti chili più magra”.
Lei mi ha fissato negli occhi, preoccupata: “La situazione è tragica. Dunque bisogna esagerare”
Si è orientata automaticamente verso gli abiti deluxe, canzonandomi: “E così Dio non ti ha proprio dato nulla di buono”
E io: “Beh, col cervello mi ha trattato bene, ma il cervello è un articolo sopravvalutato, e del tutto invisibile nelle foto ricordo”
“Vuoi essere più sexy o più elegante?”
“Voglio essere elegantemente bona”
E allora via, tacchi punitivi e togli-metti , infila-sfila a raffica, fino a quando…. Indosso lui. Continua a leggere