Poi arriva una canzone (e ti fotte)

Poi arriva una canzone che ti seziona il torace in quattro, a croce, e ti lascia le interiora esposte al freddo, visibili alla vergogna. Una canzone come una sega elettrica che ti spezza senza farti male, come se si trattasse del corpo di un altro, in modo che tu abbia tutta la lucidità di guardare cosa c’è là dentro: e magari dargli un nome. La mia canzone si intitola “Goodbye my lover”, e l’ho sentita all’improvviso per la prima volta in un film (e nemmeno ricordo quale fosse il film, questo è il colmo) senza avere il tempo di alzare le barricate. Due note, tre parole, ed ero già fritta, nuda e tremolante. Avete presente? Continua a leggere

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Mamme, ingranate la prima.

(AP Photo/Luca Bruno)

In questi giorni sono strabiliata dal fatto che nessun telegiornale stia facendo un’analisi delle scosse telluriche che le viscere del paese stanno mandando in superficie. I continui messaggi “copy&paste” inviati dal Premier al mondo come pillole di distrazione di massa funzionano, come al solito.
Si dedica invece uno spazio minimo alle numerosissime manifestazioni di dissenso che percorrono l’Italia da nord a sud, dalle piazze al web, riempiendo i calendari anche delle settimane a venire. Continua a leggere