La contrada dei morti

Non avrei mai pensato di trasferirmi dalla periferia residenziale, abbandonando le villette a schiera con nanetti di terracotta e prato inglese, nelle claustrofobiche strade del centro storico.
Invece, quando accadde, scoprii piacevolmente la poesia dei pertugi.
Piazzando la mia residenza nella centralissima Contrada dei Morti, i primi odori di benvenuto sono stati quelli delle cacche di piccione e del piscio di cane, perché la Contrada è stretta e incazzata: l’aria fatica ad entrare. I cortili del dopoguerra si affacciano in fila attraverso piccoli portoni, che nei giorni di cattivo tempo diventano bocche gelide e sventrate: il vuoto dell’incuria vomita pioggia e vento, all’improvviso, rivoltando ombrelli, sollevando gonne.
La Contrada è una via di madonne dipinte, e di vecchi.Nonostante l’istinto coloniale delle nuove generazioni e l’impulso alla riqualificazione, rimane uno dei pochi luoghi dove d’estate le signore piazzano ancora le sedie in mezzo alla strada e salvano il mondo discutendo di massimi sistemi. Fanno resistenza culturale, indicano all’immigrato il confine inviolabile.
Ma la Contrada è anche un luogo di piccole finestre e grandi occhi, e nessuno può attraversarla senza sentirsi osservato, studiato, spogliato. Le nonnine gendarme stanno appostate dietro tende di pizzo inamidate, e controllano. In alcuni casi, aspettano.
Ce n’è una sempre in piedi, nascosta tra la porta e la tenda a rigoni verdi e bianchi che le cade sulla testa: sfidando freddo, caldo e grandine, rimane lì fuori giornate intere ad aspettare che suo figlio ritorni. Dall’osteria, generalmente. E’ ancora mamma, perché nonna non lo è diventata mai. Sul gradino di marmo dell’ingresso, ci sono le impronte della sua eterna attesa. Sulla sua bocca, il sorriso cattivo che da ottant’anni celebra la figura barcollante che sbuca dall’angolo e rientra verso casa.
Nella Contrada, ognuno ha una missione.
La mia è quella di raccontarne le storie.

Annunci

One thought on “La contrada dei morti

  1. 19 dicembre 2013 – la Cuntrada dei morti vista da me, una storia diversa, d’antan
    ,
    La Contrada ha assunto l’aspetto odierno, dopo le lottizzazioni degli anni 90-2000. Prima la via terminava a sinistra, al numero civico 81 e a destra al n. civico 98-100. Dopo proseguiva trasformandosi in una strada vicinale campestre, immersa nel verde delle ortaglie e dei campi, e arrivava fino alla strada per Borasca.

    La Cuntrada/Contrada dei Morti è così chiamata perché dove adesso c’è il Madonnino/Mortorino/Murturin, fino a pochi anni fa aperta campagna, c’era, fino ai primi dell’Ottocento, il vecchio Cimitero di Casale e, prima ancora la prima Chiesa di Casale, la Chiesa di S. Martino. Di questa Chiesa c’è menzione in un documento del 1039. Le case di cortile risalgono al 1700-1800, e sono case rurali negli anni risanate e ristrutturate.

    Fino agli anni ‘60 nel giorno di S. Giuseppe, ai tempi, festivo, frotte di giovani in bicicletta la percorrevano per raggiungere Brembio, che con la sua Fiera dava inizio alle sagre paesane. Poi c’erano le Feste dell’Unità a Borasca, le gite in bici, le scampagnate. Le soste alle osterie Cucca, Masnantin e La Barca. Per strada c’era sempre gente fino a tarda sera
    .
    La Contrada era abitata da agricoltori, ortolani, pescatori, canestrai-cavagnin, mondine, braccianti, operai, gente che lavorava duro e si divertiva con poco: l’organetto, la fisarmonica, la balera installata in cortile, la cuccagna, le mascherate a Carnevale e, soprattutto le cantate in compagnia. C’erano varie attività artigianali, agricole (ciabattini, cavagnin ), alimentari.

    Quando percorro la Contrada, i miei occhi vedono ancora bande di bambini che si rincorrono uscendo ed entrando nei vari cortili, che tornano da scuola, che giocano a pallone, alla lipa e nelle sere di mezza estate vanno a caccia di lucciole o giocano a nascondino. E poi emulando i Ragazzi della Via Pal, si preparano per andare a “combattere” i ragazzi della Contrada dei Ponti. Sento il loro vocio, le grida, gli schiamazzi, i richiami e le risate.

    Vedo i cortili splendenti di luce e di sole con le corde tirate piene di panni bianchi e colorati che giocano festosi con il vento. E i fertilissimi orti con la Dea Cerere che vi rovescia ogni bendidio.

    Il senso di appartenenza, la solidarietà, i piccoli aiuti anche economici per affrontare l’imprevisto, il prestito degli attrezzi sia domestici che di lavoro, il libretto della spesa che permetteva di pagare una volta al mese, le porte delle case senza serratura. Molto si faceva in comune: il bucato, i piatti e i servizi. Questo è lo spaccato della contrada.

    Non dimentico il lato B che era fatto di liti, rancori e piccoli dispetti; di case fredde e umide, della paura degli incendi e dell’acqua che esondava implacabile dalle anse del Brembiolo.
    E quando piove, ieri come oggi, l’acqua scandisce vecchie litanie e ritma parole dismesse di vecchie storie raccontate sotto il lume stentato della tiepida stalla, e, l’acqua, inclemente, continua incessante colorando d’autunno gli antichi cortili della nostra contrada.
    In una poesia il poeta-scrittore M° Aldo Milanesi ha gemellato la nostra Contrada alla Via Gluck per il verde scomparso e il cemento dilagante
    .
    Oggi rispecchia l’Italia, paese di vecchi, e se qualcuno ancora si siede in strada non è per “bagolare” , ma per illuminare il buio della sua solitudine. Le anziane non siedono alla finestra a recitare preghiere, perchè impegnate con la De Filippi in Tv.

    La tenda a rigoni verdi e bianchi non si muove più. I nipoti sono ormai all’università, perché nonna lo era. Eccome ! Una nonna che era stata donna solare, brillante, generosa, attiva, dalla pronta battuta, motore scoppiettante di una famiglia numerosa. E’ stata sconfitta dal dolore, dalla melanconia, l’ha sfinita la vita tribolata, e così, ha smesso per sempre di scostare la tenda per mendicare comprensione e affetto da passanti frettolosi e distratti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...