Salone del Gusto, Torino 2010

Il Salone del Gusto 2010 di Torino promette sensazioni paradisiache per il palato e corsie da girone infernale per l’affollamento: chi lotta per raggiungere gli stand, orientandosi nella calca, viene effettivamente premiato con mille prelibatezze.
Ma partiamo con l’organizzazione: sorpassata e poco funzionale, con gli stand ancora divisi per regione.
Se la localizzazione dei prodotti è così più semplice e il colore degli stand più scenografico, per il gusto è un vero disastro. Perché non è che uno gironzola per l’Umbria e addenta prelibatezze salate e dolci, terminando le degustazioni con dell’ottimo cioccolato, e poi ha il palato pronto per approdare in Puglia e ricominciare con olio e formaggi.
La distribuzione dovrebbe essere assolutamente tematica, per facilitare gli assaggi e i confronti, orientando preferenze e scelte (salumi, formaggi, oli, paste, biscotti ecc.): ci dovrebbe essere un maggior orientamento all’acquisto.
Fatto così, il Salone è solo una giornata per golosi: una bellissima occasione per una gita fuori porta, e poco di più.
Quello che dovrebbe essere, invece, è un momento fondamentale di incontro tra consumatori e piccoli produttori per dare impulso agli affari effettivi e dar vita, magari, a gruppi d’acquisto.

Gli "apritori" di ostriche

A parte gli sponsor, infatti, la stragrande maggioranza degli espositori erano piccoli produttori locali, quelli che nella grande distribuzione non arrivano nemmeno per sbaglio e faticano a campare, rischiando di lasciar disperdere o scomparire la reale qualità produttiva italiana a vantaggio dei prodotti alimentari industriali a basso costo e di vendita capillare nei supermercati.

Corner Africano

Sarebbe doveroso che lo SlowFood, oltre al buon lavoro fatto sinora, riuscisse a sfondare la barriera culturale e ad adoprarsi per creare una rete logistico-commerciale capillare che possa dar forza al sostentamento reale della sana produzione tipica: a vantaggio della nostra economia, dei piccoli produttori, di chi sceglie uno stile di vita ancora sostenibile, delle mamme che vogliono alimenti sani per i loro figli e di tutti quegli acquirenti disposti ad eliminare gli sprechi per concentrare le risorse economiche verso un consumo intelligente.

Bielorussia - La donna dal sorriso di ferro (peccato non si veda)

Le idee e le occasioni ci sono: ma si deve fare un ulteriore salto di qualità – principalmente organizzativo – perché il Salone del Gusto non sia semplicemente un rifugio peccatorum per golosi ma soprattutto un momento di miglioramento: economico, alimentare, culturale.

 

L'angelo delle Olive Ascolane

Una piccola-grande nota di merito va al corner “Cucine di Strada”: panini con la meuza, focacce di Recco, Farinate Liguri e Olive Ascolane, cannoli e bombette, gelati e arancini da mangiare camminando. Bravi.


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