Iran vs Iraniani (gli ormoni aiutano)

Il pericolo più grande l’Iran non ce l’ha con politica estera e con i delicatissimi equilibri internazionali. Ce l’ha in casa: una bomba a orologeria piazzata sotto il culo. Che in parte si chiama cultura (Ahmadinejad li fa stupidamente studiare troppo, questi ragazzi), in parte si chiama “ormone”.
Sì, perché il 70% degli iraniani ha meno di trent’anni, e capirete bene che questo stato di florida e piena maturazione sessuale male si accorda con il rigore integralista richiesto dalla teocrazia instaurata nel paese.E’ come voler fumare una sigaretta in tutta sicurezza nuotando in una piscina di benzina, tanto che persino gli ayatollah non hanno più potuto ignorare che il 74% delle ragazze iraniane non arrivava più vergine al matrimonio.
E allora cosa fare per ovviare alla situazione, dato che il sesso può essere considerato opportuno solo all’interno dell’unione matrimoniale? Le soluzioni adottate sono state principalmente due.
Prima di tutto il matrimonio a tempo (pratica civilissima che dovremmo importare anche da noi in occidente): il Sighe può durare da un’ora a 99 anni, a seconda degli accordi prematrimoniali.
Salva la faccia e ovvia ai pruriti fulminei, a patto di farne un uso parsimonioso (dato che una sposa seriale sembrerebbe comunque un po’ zoccola, e qui le zoccole le lapidano).
La soluzione alternativa è l’imenoplastica, resa legale e accettata dal clero tramite una fatwa a firma Sadegh Rouhani (un ayatollah molto influente).
Con tutte le polemiche relative al ripristino della verginità (che viene giustamente considerato come una sottomissione alla fallocrazia), la ricostruzione dell’imene spesso è uno strumento imprescindibile per continuare a vivere serenamente tra quei confini: tanto da essere la seconda fonte di introito per i chirurghi estetici di fede mussulmana, dopo la rinoplastica.
Le donne iraniane si rifanno il loro meraviglioso naso mediorientale per assomigliare e omologarsi alle dive di Hollywood, perché il naso è una delle poche parti del corpo che possono esporre. E si ricostruiscono l’imene perché anche quello, in modo perfido, è una sorta di bene privato esposto al pubblico: l’onore individuale e sociale dei loro uomini sembra risiedere tra le loro cosce (cosa che da noi ha smesso forse di accadere una trentina d’anni fa, forse, ma poi neanche tanto, solo che allora non c’era l’imenoplastica e si dovevano sgozzare i polli per macchiare le lenzuola).
In tutta questa intelligentissima e pratica ipocrisia che, com’è naturale, prima o poi cesserà di esistere, fu addirittura Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica, ad autorizzare il cambio di sesso con una fatwa: in Iran si può cambiare sesso completamente a spese dello stato.
E così, schiacciato tra Medioevo e modernità, l’Iran è un paese con un fascino tremendo e irresistibile.
Leggere il libro di Ahmad Rafat (Iran, la rivoluzione online), curiosità pruriginose a parte, mi ha aiutato a capire un po’ di più quello che sta succedendo ai foulard delle ragazze che, in base alle ciocche di capelli che lasciano sfuggire sul viso, indicano come un barometro l’andamento della rivoluzione.
Guardate le ragazze, e saprete a che punto è la storia nuova del Paese.


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