Al mio Sindaco.

Me lo ricordo anni fa, con l’occhialino da intellettuale, i modi schivi e la militanza che ardeva sotto quel pallore da catacomba: da affissore notturno seriale di manifesti propagandistici, oggi me lo trovo Primo Cittadino in un battito di ciglia, con un piglio tutto nuovo.
Lo sguardo ora somiglia a quello di un roditore, e il fare ricorda quello di alcuni personaggi dei romanzi di Charles Dickens, che studiano con sotterfugio quello che hanno intorno calcolando esclusivamente quanto potrà fruttare.
Una bella evoluzione, tutto sommato.Ma secondo me è il look che inganna.
Perché il mio sindaco ha iniziato a pettinarsi come gli uomini di cascina degli anni ’50, che per andare all’osteria dopo i campi si sputavano sul pettine e se lo passavano tra i capelli (i più stilosi usavano il latte perché cementava meglio la piega, a discapito di chi – in scia – doveva sorbirsi aromi caseari).
E poi il cappotto: blu, enorme, istituzionale, che pare il tabarro dei carabinieri.
Lui così magrino, alto, curvo e pallido, non ci fa una bella figura, perché pare dover nascondere qualcosa.
Nella fattispecie una pochezza, un’assenza di sostanza che vuole compensare con la taglia abbondante.
Ma le cose fuori misura non van mai bene.
Basti pensare ai vestiti sempre troppo stretti di Pier Silvio Berlusconi: non fanno altro che sottolineare un gonfiore imbarazzante (che nella fantasia dell’interessato dovrebbe forse risultare virile turgore), forse a voler distrarre – non lo so, improvviso – dal vuoto mentale che gli sta sopra.
Al contrario, un cappotto troppo grande, che sembra vagare senza meta appeso ad una gruccia, per la piazza del paese, alla ricerca disperata di un amico – uno qualunque – con cui andare a far colazione e discutere di tolleranza zero e rimpatrii, tra un cappuccino ed un cornetto, un cappotto troppo grande – dicevo – trasmette insicurezza, inadeguatezza.
Che farebbe anche un po’ tenerezza, tutto sommato, se non si notasse quello sguardo da ratto predatore tra le ciglia bionde, rade, inconsistenti, e che spunta da un musetto aguzzo e insinuante, da bravo ragazzo.
Se ci parlassi, col mio Sindaco, solo questo mi permetterei di dirgli: meno sputo sul pettine, e un cappotto della sua taglia. Che a raccontare quel che si è davvero non si sbaglia mai: tanto, a raccontarlo per lei, ci sono le sue parole e le sue opere.
E allora tanto vale vestirsi bene, vestirsi giusto, che la sostanza sta altrove.
E se non sta nemmeno altrove (nelle mutande, nel cervello o nell’anima) non sarà certo un cappotto a salvarla.

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