Tutta una questione di ritmo.

Ultimamente il tormentone è quello del ritmo. Perché Fazio e Saviano sono lenti: rompono il ritmo sincopato della TV e vengono accusati di essere soporiferi.
Siamo noi che non sappiamo più ascoltare e siamo diventati spettatori affetti da eiaculazione precoce, oppure la critica è oggettiva e plausibile?
Ogni cosa ha il suo ritmo, e questo è pacifico. Un ritmo che, se esistono due interlocutori, deve essere il più possibile sincrono: ce lo insegna il sesso, ce lo insegnano tutti i nostri orgasmi mancati.
Ma non solo: è il luogo, spesso, a determinare il ritmo. Un amplesso lento in un ascensore o in un bagno pubblico può essere un errore imbarazzante, così come una sveltina in camera da letto potrebbe essere un autogol tecnico.
Il problema è che, per semplificare il tutto, la nostra vita sta diventando una sveltina perenne: il registro preferito rimane sempre quello accelerato, ottimizzando tempi e risultati (ma è proprio sui “risultati” che infilo il mio primo, enorme, dubbio irrisolto).
Il grande rimprovero ci è venuto dallo SlowFood, che ci ha ricordato che la qualità è costosa, lenta, ma premiante (e che se proprio non ce la possiamo concedere sempre, almeno di tanto in tanto sì).
Ma la lentezza sembra sempre anacronistica, e le critiche alle tempistiche Fazio-Saviano ce lo insegnano.
Forse l’errore è il luogo: la narrazione lenta sarebbe più adatta al teatro. I tempi televisivi ormai sono quelli del Grande Fratello: lacrime, pianti, strazi e storie nel tempo di uno spot.
Ma è proprio quello che viene raccontato a fare la differenza: una storia noiosa non può avere un ritmo lento (non dovrebbe avere nessun ritmo, in realtà).
Un cunnilingus fatto male è inaccettabile sia lento che veloce.
Ma quando la storia è buona, e il narratore capace, allora ci si può permettere il ritmo della favola intorno al fuoco: anacronistica, ma meravigliosa.
Non so se ci sia la necessità di rieducare il pubblico televisivo: i risultati Auditel ci dicono che esiste un sistema immunitario che di tanto in tanto fa il suo dovere. Ma sicuramente dovremmo riappropriarci di quella parte di noi che abbiamo messo a tacere con la nascita dei termosifoni, dell’aerobica e del bunga-bunga.

Annunci

3 thoughts on “Tutta una questione di ritmo.

  1. Non posso crederci: un tema così interessante e neanche un commento? Elena, non saranno davvero tutti inebetiti davanti alla TV??? Io ho praticamente smesso di guardarla: ce ne sono di alternative, a ben guardare; così ora sono qui.
    Vorrei polemizzare, darti un contributo con un’idea diversa che possa così far partire la discussione, ma … sai che non ci riesco? Metterei la firma riga per riga sui concetti che hai espresso e con buona fantasia di argomentazioni, fra l’altro. Una cosa solo mi permetto di aggiungere: ogni tempo ha in sé qualcosa di positivo e bello. Esempio, andando io in montagna ho sempre avuto una certa frenesia nell’arrivare in cima, nell’esplorare luoghi nuovi… oggi che ho un po’ meno fiato arrivo ancora, ma magari non proprio dappertutto: qualcosa mi perdo in termini di meta… ma ho scoperto che andando più lento posso colgliere più cose interessanti lungo il percorso, così che una cosa compensa l’altra. Ora, secondo te agli occhi del mondo sono uno che approfondisce la conoscenza delle meraviglie che incontra o uno che non riesce più ad avere gamba veloce nel salire?
    Lo stesso è la TV, almeno per come ce la vogliono presentare… per come ce la ammanniscono! Anche i programmi di approfondimento devono avere RITMO: ospiti a sorpresa, campanelli che suonano, plastici,… e se gli ospiti si insultano fra loro, tanto meglio! Ma il punto è: ci sono storie interessanti e narratori tanto capaci di raccontarle da riuscire ad ammaliarci col ritmo di una favola raccontata con voce sommessa, intorno al fuoco?
    Secondo me ce n’è qualcuno, ma non lo fanno lavorare perché… raccontare storie fa pensare e il pensiero è pericoloso, perché rende LIBERI.

    • I narratori sono relegati ai libri, sembra non siano adatti ad altri contenitori e ad altri media. In Italia si legge pochissimo, e anche i nostri rapporti interpersonali spesso sono privi di narrazione e belle sceneggiature. Questo permette di avere un paese che non sa ricordare, che non sa riflettere, impermeabile alla vergogna, alla fede (quella vera), alla riflessione, proprio perchè vivere esclusivamente sul ritmo significa perdere il significato, il gusto, il senso. Certo, una buona narrazione ha ritmo. Ma nessuno dei due elementi (narrazione e ritmo) dovrebbe vivere senza l’altra. Oggi sono in pochissimi a raccontare.

  2. Marco, certe cose sono belle così, senza commenti, da leggere/ammirare e conservare. tuttavia commento! io sono veloce, in tutto; vedere persone lente, soprattutto in ufficio – soprattutto nel mio ufficio – mi provoca una specie di orticaria… a volte darei loro degli spintoni, veri e propri spintoni! sono consapevole del fatto che questo mi porterà alla morte: è altamente probabile che io muoia di infarto, prima o poi, salvo deviazioni del fato. nonostante ciò, in alcune situazioni, cerco la lentezza: a letto con un uomo e sul divano, mentre leggo o guardo la tv – raramente. quindi sì, è questione di luoghi e situazioni: non si può essere sempre veloci o sempre lenti. quindi è questione di ritmo, il ritmo è tutto: ho sposato mio marito perchè eravamo inevitabilmente sincronizzati, e l’ho scoperto dalla prima volta! c’è un ritmo giusto per ogni cosa, o no? in tv vince la frenesia, che ci piaccia o no.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...