“Le serve la fattura?!” (ovvero: la scontistica dei disonesti)

Ieri ho avuto il mio primo appuntamento con l’igienista dentale, questa figura professionale che è salita alla ribalta con lo scandalo di Ruby Rubacuori e il nostro infoiatissimo premier.
A parte la figaggine dell’igienista in questione – che pare uscito direttamente da Beverly Hills 90210 ma questo meriterebbe un post a parte – attendevo mansueta il mio turno leggendo Stefano Benni, e ascoltando di striscio le conversazioni al desk d’accoglienza (e riscossione): “Signora, il totale farebbe 780, con lo sconto sono 650”.
No, non mi trovavo alla cassa di un negozio durante il periodo saldi, ma nell’anticamera di un dentista che – probabilmente – evade con tale disinvoltura il fisco da fornire al cliente in maniera limpida la tariffa con fattura e quella senza: chiamando la differenza “sconto”, fa passare la sua evasione come un trattamento di favore nei confronti del cliente.
Quando è toccato a me (giusto perché non ho avuto il coraggio, maledetti scrupoli, di offrire il pagamento in natura direttamente al mio dottorino), ho presentato il bancomat prima ancora che mi dicesse quanto faceva.
La segretaria mi ha guardato esterrefatta e scandalizzata, perché presentando il bancomat il messaggio era chiarissimo: “Hai bisogno della fattura???”
In un paese civile, questo tipo di domande non si dovrebbero nemmeno sentire, soprattutto se rivolte a pensionati o lavoratori dipendenti. Ma soprattutto (e mi rivolgo a tutti i liberi professionisti che applicano questo tipo di scontistiche): vi pare che la mia disonestà valga un misero 18%, quando voi ne risparmiate un 50% di tasse non pagate che poi mi ritornano moltiplicate in busta paga? Ho proprio la faccia da imbecille?
Perché oltre ad indignarsi per l’illegalità di per se stessa, è obbligatorio indignarsi per la pochezza con cui ci comprano, o pensano di farlo.
Ieri sera, guardando Vieni via con me, ho scoperto da Saviano che lo smaltimento di rifiuti tossici legalmente costa 62 centesimi al chilo, illegalmente solo 8: questo è uno sconto interessante per la disonestà. La disonestà conviene sempre: al portafoglio, quantomeno.
Ma mai dimenticarsi che gli onesti, di tanto in tanto, hanno una dignità.

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2 thoughts on ““Le serve la fattura?!” (ovvero: la scontistica dei disonesti)

  1. Cara Elena, le cose, almeno qui, sono addirittura ribaltate. La parcella richiesta è già scontata, ovvio. Se voglio la fattura, devo chiederla!! suscitando espressioni di stupore, imbarazzo, smarrimento; e ricevendo, infine, un bel vaffa per la scocciatura che creo alla segretaria di turno, che mi fa accomodare per attendere quanto da me richiesto e procede con chi è dopo di me. Se poi devo trattare direttamente con il libero professionista, vedi l’idraulico, che cura da sè le pratiche amministrative (tanto non ne ha!) devo proprio supplicare per avere la fattura! Ma lui non demorde: improvvisa una lezione di economia con tono sicuro e cinico, nel tentativo di convincermi della bontà dell’evasione, soprattutto per me, mica per lui eh! che tanto lui di tasse ne paga fin troppe. L’ultimo tentativo è litigare e minacciare la denucia alle fiamme gialle… mi ritrovo così ogni volta senza idraulico di fiducia!
    ahinoi che Paese!

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