Di come un sistema che funziona mi abbia dato i superpoteri

Designed by Alice Williamson http://www.designedbyalice.co.uk/

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Il giorno in cui le centraliniste delle Nazioni Unite hanno iniziato a conoscermi per nome, ho capito che qualcosa era cambiato nel mio modo di gestire gli intoppi e i disservizi.
Per la gioia mia e dei miei clienti, mi sono accorta di essere diventata un po’ quel cane che si attacca al polpaccio dei fornitori lazzaroni, quel gatto che ti si aggrappa a quelle altre cose di chi non fa il proprio dovere.
Ma com’è accaduto che, tutto d’un tratto, mi è venuta ‘sta grinta e mi sono messa a lottare contro i disservizi, le noncuranze, gli errori che subisco come professionista, cliente o cittadina, per l’inefficienza di un sistema o di un fornitore?
Riuscite a vedermi, col telefono in mano e l’espressione incredula sul volto? Lo sentite il tono indignato della mia voce? Percepite la tenacia con cui presidio il mio punto?
Il motivo è uno solo: nel Paese in cui sono emigrata capita di venire ascoltati e, agendo, si possono talvolta cambiare le cose.
Per quanto stupido e banale possa sembrare, per me è stata una scoperta potente e strabiliante. Non succede sempre, ma succede abbastanza spesso da portare la gente a credere che valga la pena protestare, denunciare, pretendere scuse, indennizzi o revisioni delle procedure.
Finchè non ho vissuto una realtà diversa, non mi sono resa conto fino in fondo di quanto la frustrazione derivante dalla propria voce sempre inascoltata e la sensazione di non contare nulla come cittadina e/o cliente sia castrante: io come molti altri portati al silenzio dalla mancanza di forze, portati all’inedia emotiva dalla rassegnazione. L’alzata di spalle come unica risposta sociale, sorrisi amari stiracchiati sulle nostre belle facce sudeuropee. Continua a leggere

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La bambina che é la mia discendenza

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I bambini non mi sono mai piaciuti, ma poi é arrivato Leonardo, e in quell’estate caldissima mia sorella e suo marito hanno messo al mondo ‘sta creatura che mi ha fatto piangere d’amore per tre mesi di fila.
Oggi c’é Maddalena, che é la chiusura perfetta del cerchio, la voce che mancava per continuare la nostra discendenza femminile così piena di storie.
Essere madrina al suo battesimo per me é stato il passaggio del testimone, la prosecuzione di una saga.
Quello che auguro a questa bambina dal carattere forte é di ereditare due cose molto importanti delle femmine di casa. La capacità di fare innamorare e la vocalità. Le donne della nostra famiglia hanno sempre parlato, raccontato e cantato moltissimo. Maddalena, ti auguro di diventare una donna portata per la felicità, che sappia produrre gioia intorno a sé e che porti unione, qualsiasi cosa tu decida di fare della tua vita.
Visto che i tuoi genitori hanno deciso di battezzarti secondo il rito cattolico, spero tu sappia essere rivoluzionaria come lo sono stati Maria e Gesù: la prima nel fare una scelta estremamente coraggiosa, che ha sfidato molte regole sociali in nome dell’amore: il secondo nel portare uguaglianza e perdono là dove c’erano divisioni e pregiudizi.
Il mondo ha capito tanto poco del loro esempio, che Maria e Gesù sarebbero rivoluzionari ancora oggi, duemila anni dopo.
Maddalena, ti auguro di avere la saggezza di tenerti lontano dai rapporti malsani e dalle manipolazioni. Ti auguro di avere la forza di lottare contro le inguistizie, e non sarà facile in questa Italia cosi dura e iniqua con le donne.
Tu però hai il piglio delle femmine di pianura, quelle con le mani appoggiate sui fianchi, l’onestà nel cuore e la voce ferma: saprai farti valere.
Piccola Dossena, dai continuità alle donne dalla risata generosa e, se possibile, fallo cantando.

Le opinioni diverse dalle mie: come mi regolo

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Si possono avere opinioni diverse, purché siano opinioni e, anche, opinioni accettabili (con tutta la soggettività che questa parola comporta).
A volte, sui social, vengo accusata di non saper accettare opinioni diverse dalle mie, ma temo ci sia da sottolineare un paio di aspetti fondamentali delle “opinioni diverse dalla mia”.

1) Si possono avere opinioni diverse in merito ad uno stesso fatto oggettivo. Se si parte dall’analisi di due realtà diverse, la divergenza esiste per forza di cose. Se poi, come spesso accade, una delle due opinioni é basata su un’allucinazione o su una bugia collettiva, allora il discorso da fare é un altro.
Se secondo te gli immigrati in Italia sono dei privilegiati perché lo Stato li ospita in alberghi di lusso e dà pure loro 35 € al giorno, la tua non é un’opinione ma un’allucinazione.
In casi come questo, non sono io che non so accettare un’opinione diversa dalla mia, sei tu che devi investire il tuo tempo ad informarti meglio, visto che i mezzi ci sono e sono a disposizione di tutti.
Oppure, se secondo te l’immigrazione in Italia ha raggiunto livelli di allarme, creando un problema numerico ben più grande di quello che c’é in altri Paesi, secondo me devi andarti a leggere i numeri dei flussi migratori: scoprirai che la tua convinzione é errata e che la tua opinione lo é di conseguenza.
E questo non significa negare che l’Italia (come la Grecia o la Giordania) sia stata lasciata sola a gestire un’emergenza colossale, ma significa guardare il fenomeno a livello generale per quello che é in realtà.
Io a Londra aspetto tre settimane per avere un appuntamento dal medico della mutua, in Italia aspettavo al massimo un’ora. Rispiegatemi dov’é che c’é troppa immigrazione, che sono sicura di non aver capito.
Secondo il censimento del 2011 (che oggi potrebbe essere ancora più articolato), a Londra ci sono più di 300.000 persone che non parlano inglese, 1.7 milioni di persone che non hanno l’inglese come prima lingua (e sono quindi immigrati di prima generazione, figuriamoci quelli di seconda, terza e decima). Qui sono parlate 53 lingue “principali” e 54 secondarie. Nel solo quartiere di Hillingdon sono parlate 107 lingue diverse.
Se dici che l’Italia ha già i suoi problemi e che quindi non può sobbarcarsi anche quelli degli altri, sappi che é così per ogni nazione: ogni nazione ha i suoi cazzi amari da smazzarsi. I tuoi possono a volte sembrarti più grossi perché in effetti lo sono, oppure perché:
a) non hai mai vissuto altrove
b) non ti sei informato (o l’hai fatto su: cosechenessunotidiramai.altervista.com)
c) non te ne frega una cippa degli altri Continua a leggere

I crimini d’odio saranno puniti

Illustration by Matt Mahurin

Illustration by Matt Mahurin

Da quando vivo a Londra mi capita di provare un’emozione che prima non conoscevo: quella di far parte di un sistema che mi spinge ad essere migliore e che punta in alto, che chiede a tutti di tirare fuori il meglio e non il peggio di sè.
Come avevo spiegato nel live di Facebook subito dopo il Brexit, gli episodi di intolleranza e di discriminazione erano aumentati in maniera allarmante qui in UK dopo il risultato del 23 giugno, e mi auguravo una presa di posizione decisa da parte delle istituzioni.
Il sindaco di Londra è stato uno dei primi a dichiarare la “tolleranza zero” nei confronti degli abusi che si stavano verificando e ieri Alison Saunders, la direttrice del CPS*, ha dichiarato che entro la fine dell’anno verranno promulgate le nuove linee guida sui crimini legati all’odio (hate crimes) in modo da spiegare all’opinione pubblica cosa sono, perchè vanno denunciati e a chi, principalmente quando hanno cause razziali o religiose.
La Saunders ha inoltre annunciato che nuove forze di polizia verranno impegnate per arginare il fenomeno, mentre il Segretario di Stato Amber Rudd ha dichiarato che anche gli episodi di bullismo nelle scuole legati a pregiudizi razziali, religiosi o sessuali verranno giudicati come “hate crimes” a tutti gli effetti.
Conclude la Saunders: “Non c’è posto per l’odio nella Gran Bretagna del 21° secolo, una nazione che è per tutti. Siamo un grande Paese perchè siamo uniti da valori come la democrazia, la libertà di parola, il rispetto reciproco e le pari opportunità per tutti. Siamo la somma di tutte le nostre parti, una società orgogliosa della sua pluralità. Non c’è posto per l’odio alla nostra tavola e faremo ogni cosa in nostro potere per respingerlo.” Continua a leggere

Il mondo è pieno di Buonanno

Pawel Kuczynski

Pawel Kuczynski

Quando ho appreso della morte di Buonanno ho pensato che il mondo è pieno di Buonanno. Lo è sempre stato e, molto probabilmente, lo sarà sempre.
Onestamente, non mi frega nulla che uno come lui sia vivo o morto, mi dispiace invece che ciò che lui rappresentava sia vitale e prolifico.
Ci sono state persone che lo hanno eletto, sostenuto, invitato ripetutamente in TV e che ne condividono appassionatamente e orgogliosamente il pensiero. Un pensiero, una vita e una carriera basata sull’odio e sull’istigazione all’odio, sulla sollecitazione dei sentimenti bassi dell’animo umano. In buona o in mala fede, per vera dedizione politica o per opportunismo non ha grande importanza.
Nel lessico ci sono parole ben precise per classificare chi sventola una pistola in televisione e si fa portatore di bandiere umanamente tanto orrende, ma il mio sguardo lo riservo a tutta quella schiera enorme di persone impaurite e aggressive, violente e vendicative, con gravi deficit emotivi (soprattutto dal punto di vista dell’empatia) e civili, votati alla chiusura e alla negazione di ogni diversità e di qualsiasi tipo di incontro, accettazione, inclusione.
Tutto questo sopravviverà ad uno, dieci, cento incidenti stradali, perchè è il seme nero che sta dentro all’uomo e che dobbiamo imparare a combattere con la cultura, con l’educazione civica ed emotiva, con l’incontro e la comunicazione, ma senza ipocrisia, perchè la morte non cancella la responsabilità: le assoluzioni le lascerei a chi di dovere, nel caso ci sia qualcuno in carica. Continua a leggere

15 mesi senza auto e sto bene

Zagreb, Croatia  | by © Steve McCurry

Zagreb, Croatia | by © Steve McCurry

Mi sono trasferita a Londra 15 mesi fa e ho lasciato la macchina in Italia. Qui un posto-auto costa come una casa sui Navigli e quindi ho deciso di farne a meno.
Da allora ho usato solo i mezzi pubblici e Uber un paio di volte perchè non avevo scelta.
Londra è ben servita, non c’è dubbio, ma è anche enorme e capita che, per andare a cena da amici, stiamo sui mezzi due ore, che è quasi come andare da Milano a Firenze.
Non faccio quasi mai la spesa online, perchè per la scorta spiccia ho tre supermercati a meno di un chilometro (strada che comunque faccio a piedi con le borse) ma anche perchè alcuni dei posti dove compro (come il macellaio di fiducia, che è a 4 Km da casa mia) non consegnano a domicilio.
Per andare a comprare la frutta secca al Lidl (l’unico posto dove è venduta prezzi decenti, vista la quantità che ne mangio), prendo la DLR (ferrovia leggera) e torno carica come uno sherpa.
Siete mai andati a prendere le noci in treno? Io almeno una volta al mese.
Ma sono viva e con le gambe un po’ piú toniche, nonostante la quantità di formaggi grassi che ingurgito con la scusa della mancanza di casa.
Quando torno in Italia riprendo in mano la macchina, anche perchè in provincia è piú vincolante che in città, ma mi rendo conto di quante volte la si usi a sproposito e di quanto accanimento ci sia nel non voler fare due passi: si rubano parcheggi ai disabili, si rimane a girare in macchina come dei pirla in attesa che si liberi un posto pur di non parcheggiare a 300 metri da dove dobbiamo andare. Continua a leggere

Lasciate che le ragazze imparino

Illustration by Frances Stark

Illustration by Frances Stark

Due settimane fa sono stata in una scuola di Londra per fare un’intervista che pubblicherò presto: è stata un’esperienza bellissima, che mi ha permesso di scoprire uno dei luoghi dove si lavora davvero per migliorare il mondo, premiare i meritevoli e creare una società inclusiva, riuscendoci.
Poi mi è capitato di ascoltare il discorso di Michelle Obama sull’istruzione delle ragazze e sul progetto “Let girls learn” (Lasciate che le ragazze imparino) e i puntini si sono uniti.
Ho tradotto qui sotto la parte che più mi sta a cuore diffondere, perchè non ci sono diritti scolpiti nella pietra e non ce ne sono nemmeno piovuti dal cielo: abbiamo lottato per ogni singola cosa ottenuta e la strada da percorrere è ancora lunga. Ogni vittoria è avvenuta non solo grazie alla determinazione e alla tenacia , ma anche grazie all’istruzione e all’educazione che ci ha permesso di arrivare ai tavoli giusti dopo tanta trincea.
Ad averlo dimenticato, però sono tutti quelli che danno per scontato ciò che abbiamo, e quelli che se ne fregano di ciò che esiste al di là di loro, salvo poi lamentarsi degli strascichi tragici e devastanti di un mondo di cui nessuno si è preso cura. La risposta non è veloce, nè facile (anche se bellissima): la salvezza passa dai libri.

“So che tutte coloro che sono qui oggi hanno una storia che li ha portate a impegnarsi in questa battaglia. A tutte noi il cuore si è spezzato o abbiamo avvertito un moto di rabbia realizzando che 62 milioni di ragazze in tutto il mondo, ragazze in gamba e volenterose quanto noi, non hanno le opportunità che noi tante volte diamo per scontate.
Per me è stato il continuo risuonare di storie orribili, come quella di Malala, che è stata uccisa dai terroristi con un colpo alla testa solo per aver detto una semplice verità: che le ragazze dovrebbero andare a scuola; o come la storia delle 200 ragazze nigeriane rapite da un gruppo di terroristi determinato ad impedir loro di studiare. Uomini sbagliati che cercano di tarpare le ali alle aspirazioni di giovani ragazze, assalendole mentre vanno a scuola, obbligandole a sposarsi e a fare figli quando sono a malapena adolescenti, ragazze che in ogni parte del pianeta corrono grandi pericoli solo perchè si sentono esseri umani uguali agli altri e sono determinate a sviluppare il loro potenziale senza limiti. Continua a leggere

Il mio primo Londraversario

Foto di Damiano Moretti

Foto di Damiano Moretti

Un anno fa chiudevo due valigie in cui avevo concentrato tutto quello che, di una vita, potevo portare con me: un ottimo esercizio di selezione, pulizia, individuazione del superfluo.
Il disagio di partire senza i miei 783 libri, i 35 paia di scarpe, le 22 borse, i 25 orsacchiotti.
Il 4 marzo 2015 i miei genitori mi portavano in aeroporto e io li baciavo per la prima volta. Nelle mie mani il secondo biglietto di sola andata della mia vita, questa volta quello giusto.
Partivo con due sole certezze: il mio amore che mi aspettava dall’altra parte del cielo e l’amico che ci avrebbe generosamente ospitato per le prime due settimane, in attesa che anche noi trovassimo una casa in cui vivere. Fine dei paracaduti.
Sono passati 12 mesi, 12 mesi in cui ho vissuto senza auto, ho iniziato a mettere i tacchi in ufficio, non ho mai indossato un maglione nonostante mi sia trasferita molto più nord, ho mangiato molti più formaggi grassi con la scusa della mancanza di casa: il gorgonzola e il grana trafugati da Lodi, il pecorino importato clandestinamente dalla Sardegna.
Delinquenti della gola.
Non mi ci é voluto molto ad adattarmi al costume locale di vestirmi elegante ma con le scarpe da ginnastica e ho imparato a non temere i cieli che minacciano pioggia perché spesso mentono. Continua a leggere

La tecnologia delle lontananze (e la poesia delle piccole cose)

Illustration by Venron Lee Boy

Illustration by Venron Lee Boy

Mi ricordo di quando ero una ragazza innamorata di uno che era a fare il servizio di leva: aeronautica militare, divisa blu che si intonava perfettamente coi suoi occhi, berretto furbo, di stanza a Viterbo, ogni tanto mi scriveva lettere di quattro righe l’una, probabilmente per rendere più poetica la sua lontananza da casa.
Ricevevo quelle lettere come se avessi vinto la lotteria, stando attenta a non consumare la carta a furia di aprirle e rileggerle perchè, insieme a lei, si sarebbero consumate anche quelle poche parole.Tenevo sotto controllo la casella della posta con un livello di vigilanza pari a chi aspetta l’arrivo dell’Esercito della Salvezza.
Le lettere furono 4 in 12 mesi, immaginatevi quanto fossero preziose per me.
Tra una e l’altra, mesi di ipotesi, attese, mondi immaginari, illusioni e pochi ritorni (un paio, se non ricordo male).
Sono passati più di vent’anni e le lontananze oggi sono molto più facili ma non per questo meno poetiche. Per quanto le imprecazioni si sprechino – per la linea che magari non tiene o per la app che non si apre – non finirò probabilmente mai di ringraziare la tecnologia che mi permette di stare a migliaia di chilometri dalla mia famiglia con un certo agio.
Ieri sera ero in Skype con mia sorella e lei mi ha mostrato un po’ del quinto mese della sua seconda gravidanza, perchè le lontananze fisiche cambiano le percezioni e fanno perdere il contatto con ciò che avviene (anche di magico) ai nostri corpi. Si è messa davanti allo specchio e con la telecamera ha inquadrato le sue forme che si sono arrotondate, la panciotta dove Maddalena cresce, il seno bellissimo ed esplosivo che si prepara a ricerverla. Poi si è rivestita e “mi ha portato” in camera da letto a guardare mio nipote che dormiva, tramortito come se avesse lavorato in un cantiere edile per due giorni di fila, con la bocca spalancata e senza ciuccio, perchè Santa Lucia giel’ha portato via il 13 dicembre. Tracce del tempo che passa, un tempo in cui io non sono lì.
Ci sono sere dove guardo mio nipote che gioca in camera sua, al centro della Pianura Padana, mentre io sto lungo il Tamigi, infinitamente più a nord. C’è tanto non detto e tanto perduto, ma io mi attacco a questi scorci come una donna di fronte al primo carboidrato dopo mesi di dieta ferrea. Continua a leggere

Io vi maledico

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Da venerdì dentro di me ci sono un dolore e un grido.
Scrivo queste righe per non morire di asfissia e di rumore, dopo giorni di silenzio e rabbia.
Oggi vorrei che fossero vere tutte le leggende e le superstizioni che, lungo la storia, hanno vestito le donne da streghe. Oggi vorrei chiamarle tutte a raccolta, quelle torturate o arse sui roghi e quelle che l’hanno scampata.
Mi piacerebbe che la mitologia della Grande Madre si facesse carne, flusso e magia, e che scendesse sopra gli uomini, che entrasse loro dentro.
Parlo di noi che viviamo in sincrono con la luna e le maree, noi che abbiamo imparato a sentire per sopravvivere, parlo di noi che abbiamo la biologia e la chimica di chi deve accudire, conservare, proteggere e tramandare, ed esattamente per questo abbiamo avuto in dono l’empatia.
Parlo soprattutto di me, che non condivido l’uccisione di un colpevole, figuriamoci cosa mi provoca l’esecuzione di un innocente.
Parlo di me che vi maledico, voi vermi che spargete sangue senza colpe, voi codardi che spezzate vite disarmate. Che siate terroristi o Presidenti, Papi o militari, che stiate obbedendo o ordinando, io vi maledico augurandovi vite lunghe in cui improvvisamente arrivino coscienza ed empatia.
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